Cosa sappiamo della complessità? Giorgio Parisi, vincitore del Nobel per la fisica 2021 proprio per “i contributi innovativi alla comprensione dei sistemi fisici complessi”, ci dice subito che la complessità è “un modo di vedere le cose”. Già l’apertura dell’intervista è una dichiarazione di intenti. Lo scienziato non spiega, né declina un concetto. In altre parole, non definisce e non delimita. Preferisce consegnarci l’immagine della visione, che per sua natura si adatta: nella messa a fuoco, nel cambio di angolatura, nell’allargamento del campo, che può scegliere di includere porzioni di realtà sacrificate a un primo sguardo e accogliere così anche ciò che spiazza. Leggere la complessità,Leggi altro →

E’ la dimensione passiva del sentire che apre alla possibilità di instaurare una vera relazione  Il linguaggio mi ha sempre affascinato, la heidegeriana “dimora dell’essere” mi ha sempre attratto, come se ci fosse sempre qualcosa che sfugge, qualcosa che non si riesce bene a spiegare. Questo sottrarsi continuo, questo saper attrarre e distrarre aprendo un caleidoscopio di  significati, da una lato ci lascia spesso frustrati ma, se abbiamo l’ardire e l’ardore di andare oltre, ci permette di accedere ad altri mondi, altri significati, altre dimore.  In fondo il nostro lavoro di “psico-qualcosa” consiste proprio in questo, nel cercare di entrare nel linguaggio dell’altro; ogni termine èLeggi altro →

Quanto accettiamo qualcosa che accade e che non dipende da noi? quante energie spendiamo a tentare di modificare ciò che non può esserlo e a negare quelle emozioni, spesso negative, che quella frustrazione ci provoca? Dopo più di un anno di chiusura ora sembra di tornare a vivere con le aperture, i vaccini in corso, le vacanze già fatte o da fare a breve. Cosa ha a che fare l’accettazione con le nostre vite in questo momento? E poi, accettare significa dimenticare?Leggi altro →

Dedicato a quelli che vogliono ridurre alla ragione tutto ciò che è animale ed emotivo in noi…  Avvertenza: è consigliabile la lettura di questo brano praticando una sistematica disattenzione anche incoraggiata dall’assunzione non molto misurata di alcolici che possano ottundere a sufficienza la vista precisa e razionale. In ogni caso non si tratta di una cosa seria.   “Voglio solo capire il perché! Questo mi basta” Quante volte ho sentito queste parole e tutte le volte, davvero tutte le volte, mi viene l’associazione con la canzone di De Gregori: “… e non c’è niente da capire…” La prima cosa che sentiamo tutte le volte che laLeggi altro →

Non esiste comunicazione, né sviluppo, né crescita, senza un rapporto diretto tra attore e spettatore Cos’è questo silenzio. Perché ve ne state lì seduti muti, come fantasmi. Perché non applaudite: eppure siete venuti qui per me. Il vostro silenzio è peggio degli schiamazzi: un attore ha bisogno del pubblico. Voi volete condannarmi ad essere un cadavere vivente! Prima mi ubriacate con i vostri applausi e poi mi biasimate, perché non sono rimasto sobrio. Mi innalzate su ai vertici della gloria, ma poi pretendete che non mi dia alla testa! Voi volete che io sia tutto fiamma, ali per librarmi sopra i cieli e trascinarvi suLeggi altro →

Più che educare, la scuola del sospetto, del controllo e dell’umiliazione spegne la coscienza critica Aula scolastica in presenza, mese di ottobre. Una mia paziente, mi racconta un episodio che l’ha molto commossa. La figlia prende un 4 in matematica. Fa seconda media e da qualche tempo è in difficoltà. La mamma scopre il voto prima che la figlia rientri a casa, guardando il registro elettronico. Mentre pensa a come accoglierla e a cosa dirle, la mente torna alla sua totale incompetenza in materia e viene assalita dall’ansia che, come lei, anche la figlia possa iniziare a odiare la matematica, ritenendola incomprensibile e ostica. AppenaLeggi altro →